L’emergenza sanitaria e le sue conseguenze sulla nostra psiche. Parla lo psicologo.

COVID E ANSIA “VIRALE”: SE LA CONOSCI, LA EVITI

  • | di Maurizio Cerioli - Psicologo e Psicoterapeuta | Ospiti

Oltre a minacciare la nostra salute fisica, il Covid 19 e la sua narrazione ossessiva da parte dei mezzi di informazione, stanno determinando effetti ansiogeni anche sulla nostra psiche. Ecco un elenco di conseguenze di questa crisi epocale, che è bene conoscere, per potersene difendere.

Senza dubbio il Covid 19 è un fenomeno che ci ha preso tutti in contropiede, determinando conseguenze spiacevoli non solo per il nostro corpo, ma anche per la nostra psiche, dovute in gran parte all’emergenza.

LE CAUSE SCONOSCIUTE

Per prima cosa, l’infezione è arrivata del tutto inaspettata, sebbene alcuni esperti avessero già da anni previsto la possibilità che qualcosa di simile potesse verificarsi. Nei paesi asiatici vi era stata infatti una rapida e troppo intensa trasformazione dei territori da selvatici in agricoli e a ciò si era aggiunto, negli anni, un gran numero di allevamenti di animali troppo spesso al di sotto di condizioni sanitarie accettabili. Le due cose, insieme, avevano creato un ecosistema favorevole al proliferare di nuovi virus. Tali previsioni, tuttavia, rimaste inascoltate dai politici e pressoché ignorate dall’informazione, erano state divulgate al massimo in ambiti ristretti e specialistici, ma mai rese disponibili al grande pubblico.

L’INASPETTATO

Ci siamo dunque trovati del tutto impreparati quando il Coronavirus è esploso come una bomba, non solo inaspettata ma anche totalmente misteriosa e sconosciuta, sia rispetto ai suoi effetti sulla nostra salute, che sulla sua origine, che da molte parti si ritiene addirittura dolosa ad uso squisitamente politico e strategico. Rinunciando ad entrare tuttavia nel merito di un mistero che richiederà anni per essere svelato, quello appunto dell’origine del virus e della conseguente epidemia, ci limiteremo qui a concentrarci sui fatti e soprattutto sulle ripercussioni che essi hanno necessariamente avuto sulla nostra vita, personale e sociale. Rapidamente e con terrore abbiamo dunque visto, tra i primi al mondo, dopo i cinesi, gli effetti drammatici e traumatici della rapida diffusione del virus. Si potrebbe dire in un certo senso, che tutti noi, seppur in misura molto differente, siamo stati colpiti dal virus, che ha sconvolto in poche settimane la nostra vita, trasformando soprattutto, in modo radicale, il nostro rapporto con la morte.

L’ECCEZIONE CHE DIVENTA LA REGOLA

Da evento occasionale, quest’ultima è divenuta infatti un avvenimento quotidiano, che indiscriminatamente poteva colpire chiunque. Inoltre, a causa dell'altissimo rischio di contagio, i malati e i morenti venivano forzatamente isolati dai parenti, impedendo loro di trascorrere gli ultimi giorni di vita, se non altro con il conforto della loro presenza.

LE MISURE DI CONTENIMENTO

Nel frattempo le autorità sanitarie e politiche dettavano a reti unificate le misure preventive: mascherine, distanziamento, pulizia sistematica delle mani, fino al fatidico lockdown, l'isolamento in casa, al fine di difendere la popolazione dall'avanzare di una malattia sconosciuta, definita altamente infettiva, che progrediva rapidamente e che altrettanto rapidamente si diceva portasse alla morte.

L’INADEGUATEZZA DELLE STRUTTURE

Del tutto impreparate all’emergenza, le strutture sanitarie si sono dimostrate inadeguate a farvi fronte, per quanti sforzi gli operatori sanitari potessero fare per gestirla. Gli ospedali dunque sono andati al collasso in breve tempo e si aveva la sensazione che la prima linea del fronte di guerra fosse sul punto di soccombere di fronte a un nemico troppo forte.

IL NEMICO INVISIBILE

Mentre in guerra però il nemico lo si conosce, qui si trattava di lottare contro un’entità invisibile e sconosciuta, di cui non si sapeva nulla e meno di tutto come difendersene. Cori di esperti veri o presunti, non sapevano dare risposte certe e univoche e questo accresceva nella gente il senso di confusione e di spaesamento.

L’IPOTESI DI COMPLOTTO

L’ipotesi poi che il virus potesse essere frutto di una premeditata manipolazione di laboratorio, ipotesi che la maggior parte degli esperti aventi diritto di parola hanno ripetutamente negato, ma che premi Nobel come Luc Montagnier e il Prof. Robert Gallo avevano formulato con convinzione fin dall'inizio, tanto quanto la virologa cinese Li-Meng Lian, ricercatrice che dopo aver lavorato nel laboratorio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, presso l'università di Hong Kong, ha fatto dovuto riparare negli Stati Uniti a seguito delle proprie rivelazioni scottanti. Questa dimensione del mistero e del “giallo”, si è andata dunque ad aggiungere al timore per la malattia e per la morte dilagante, creando in definitiva un diffuso clima di angoscia, che come un'onda sonora ha attraversato la popolazione mondiale e continua a farlo.

LE DIFESE PSICHICHE INDIVIDUALI

Ciò per quanto riguarda la massa, ma ciascuno, ha potuto elaborare poi, a modo proprio, la situazione che stava vivendo, secondo le proprie risorse e capacità personali, reagendo al meglio delle proprie difese psichiche, ovvero di quelle strategie tipiche e usuali che utilizza per difendersi dall'angoscia suscitata, soprattutto nei primi mesi, dagli avvenimenti. A questo va aggiunto tuttavia che il funzionamento psichico è stato influenzato in forma più o meno intensa per ciascun individuo, dalle modificazioni comportamentali richieste dall'emergenza.

LA MASCHERINA

La mascherina comporta, anche a livello psichico, un'idea di difesa e di nascondimento, è qualcosa che si frappone tra me e gli altri, che mi protegge ma mi distanzia emotivamente, dando inoltre una percezione di estraneità tra le persone: a volte capita di incontrare qualcuno per strada e di non essere sicuri di riconoscerlo a causa del mascheramento reciproco, per cui a volte non ci si saluta neppure più.

IL DISTANZIAMENTO SOCIALE

L'obbligo del distanziamento sociale acuisce ulteriormente questo senso di separazione e di distanza fra le persone e chiunque altro diviene un possibile pericolo di contagio. Il rischio è che aumenti tra l’altro l'intensità delle reazioni fobiche, come pure lo spettro degli oggetti o situazioni verso cui si sviluppa un atteggiamento fobico, che suscita cioè fastidio o ribrezzo.

LA NECESSITA’ DI DIFENDERSI

In questa situazione di emergenza la necessità di difendersi, sia dal virus, che dagli stati emotivi intensi, aumenta enormemente, creando comportamenti e abitudini che possono essere difficili da modificare anche in un secondo momento, quando il pericolo sia passato.

L’EFFETTO RIMOMBO

Inoltre occorre considerare l'effetto rimbombo, vale a dire l'amplificazione di uno stato emotivo che avviene in un gruppo, il quale si verifica nell'ambiente e all'interno delle famiglie. Tale fenomeno varia a seconda del livello di ansia preesistente all’attuale emergenza, all’interno del gruppo stesso, o della famiglia, ma viene tuttavia intensificato dalla situazione contingente. Ciò incide soprattutto sui soggetti più deboli, bambini e adolescenti, i quali sono maggiormente predisposti ad assorbire le atmosfere emotive familiari.

L’ANGOSCIA “VIRALE”

L'angoscia, allo stesso modo del virus, è “infettiva”, se non in senso medico-biologico, di certo in senso psichico, come trasferimento e diffusione di uno stato d'animo intenso, alle persone che ci circondano. Sappiamo per esempio come l’allegria sia “contagiosa” e possa modificare in meglio il nostro stato d'animo. Lo stesso purtroppo accade anche all’inverso. Vivere per molte ore al giorno immersi in un ambiente saturo di paure e di preoccupazioni (anche attraverso le notizie radiofoniche, televisive o prevenienti dai social network), ci imbeve necessariamente di queste emozioni e di questi stati mentali.

OSSESSIVITÀ

L'esortazione a lavarsi e a disinfettare spesso le mani e gli ambienti in cui viviamo, ha incentivato inoltre una delle modalità tipiche e abbastanza diffuse di gestire l'angoscia. Uno dei sintomi tipici dell'ossessività compulsiva è infatti quello di lavarsi eccessivamente e ripetutamente, in primo luogo le mani, ma anche il resto del corpo e le superfici degli ambienti. È evidente che tutte le modalità ossessive siano state incentivate enormemente dall'emergenza, dal momento che esse nascono proprio dal timore dell'invasione di un elemento temuto (materiale o emotivo che sia) considerato nemico e in grado di danneggiarci. Questa condizione mentale altera la capacità di valutazione razionale del “nemico” stesso, portandoci solitamente a sopravvalutarlo; un’alterazione che tende poi a perdurare nel tempo, laddove, in un individuo maggiormente in grado di gestire l'ansia, una volta superato il pericolo e lo stress conseguente, il comportamento verrà facilmente corretto fino a tornare normale.

ISOLAMENTO

L’indicazione data dalle autorità di mantenere l'isolamento, infine, ha creato una frattura con le abitudini consolidate e con il senso comune di una vita normale, dato proprio dalla possibilità di uscire, vedere persone, prendere i mezzi pubblici, andare al lavoro e a scuola, coltivare la socialità e gli interessi sportivi, culturali, ricreativi o religiosi. Di conseguenza il web, unico canale utilizzabile in questo scenario, ha finito per assumere in questa fase di isolamento, un'importanza esagerata. Si hanno dunque relazioni sempre più mediate da una tastiera e da uno schermo, il quale, per l’appunto “scherma”, separa e protegge. Ciò non permette tuttavia lo scambio umano completo, ossia la trasmissione di emozioni, pensieri, calore affettivo, che avviene invece in una relazione corpo a corpo.

RIDUZIONE DELLA VITA SOCIALE

È evidente che il distanziamento, se da un lato ha irritato chi aveva a una vita sociale ricca e movimentata, dall'altro ha alimentato vieppiù la difficoltà di chi già ne aveva una ridotta, dagli anziani, ai disabili e così via.

LA NEGAZIONE

Un’ultima considerazione va fatta a proposito di quelle persone che hanno affrontato invece questa situazione con spavalderia e temerarietà, mettendo a volte a rischio la propria e l'altrui salute e vita. Due sono i meccanismi principali che possono aver agito in queste persone: il primo è il diniego, ossia la negazione della gravità della situazione, per quanto sano sia esercitare il proprio senso critico, mettendo in discussione le direttive degli organi sanitari e legislativi, raccogliendo più informazioni scientifiche possibile, in presenza di un’informazione spesso contraddittoria e fuorviante . La seconda modalità psichica utilizzata da molti per aggirare la forte angoscia provocata dagli effetti dell’epidemia, è stata quella che in psicologia viene detta “difesa controfobica”, tale per cui, anziché sentire paura intensa di fronte ad una particolare problematica, l'organismo reagisce con una reazione opposta, affermando la propria superiorità nei confronti del problema medesimo, con comportamenti che sfidano apertamente le regole.

PIOVE SUL BAGNATO

Tutte le reazioni illustrate non sono di per sé patologiche, ma possono diventarlo, se oltrepassano un certo livello di guardia. Di certo chi già utilizzava tali modalità, le ha viste senza dubbio aggravarsi in questa fase particolarmente critica e ha esteso comportamenti di controllo presumibilmente anche ad ambiti dove essi non sarebbero in realtà necessari. In mancanza dei rituali sociali, quelli sportivi, culturali, religiosi, che hanno come effetto anche una funzione rassicurante e ansiolitica, è stato registrato un aumento dell'ansia e della ritualità casalinga, quella che, per intenderci, ci induce a verificare ripetutamente, ad esempio, se abbiamo chiuso a chiave la porta prima di andare a dormire.

L’IMPORTANZA DEL SUPPORTO PSICOLOGICO

Certamente di fronte al protrarsi della situazione di emergenza, sarebbe utile porsi la questione non soltanto dell'assistenza sanitaria, di certo prioritaria, ma anche di quella psicoterapica, pensando ad esempio a nuove forme di aiuto di gruppo, da portare ad esempio nelle scuole e in altri contesti sociali, rendendole maggiormente accessibili a chi ne senta la necessità, insieme ad un’informazione che aiuti a riconoscere per tempo gli eventuali segnali di malessere psichico, che se trascurati potrebbero cronicizzarsi.

ESERCIZI PER L’ANSIA DA LOCKDOWN

Diamo infine qualche consiglio su come gestire l’ansia, specialmente in situazioni di fermo forzato: il movimento fisico associato ad una respirazione lenta e profonda è sempre un ottimo aiuto e altrettanto utili possono essere i classici esercizi di ginnastica, con piegamenti sulle gambe e delle braccia, magari con l’ausilio di pesi. Questi semplici esercizi possono essere eseguiti da soli o anche insieme ai familiari, utilizzandoli anche come occasione di gioco in presenza di bambini. Altrettanto utile è seguire un’alimentazione equilibrata, bere molta acqua, ascoltare musica rilassante e danzare, anche da soli. Importante è anche inventare qualcosa di nuovo, che possa tenerci impegnati piacevolmente: sperimentare ad esempio una nuova ricetta, un nuovo gioco con i figli, occuparsi delle piante e portare il pensiero su qualcosa di gradevole, che ci aiuti ad accantonare, almeno per un po’, le preoccupazioni. Ci sono infine delle piccole limitazioni che possono però risultare molto benefiche nel contenere l’ansia da lockdown: evitare ad esempio di bere troppi caffè, di stare troppo sul pc e sui social, che offrono una comunicazione asettica e devitalizzata, ascoltare al massimo un notiziario al giorno ed evitare i programmi radiofonici e televisivi di cronaca, che parlano costantemente del virus, ma anche di altri argomenti ansiogeni, ripetendo all'infinito le stesse cose e diffondendo ancor di più l’ansia con la scusa dell'informazione. Anche con parenti, amici, conoscenti e persone che sentite al telefono, è bene parlare d’altro, limitando di concentrarsi sull’emergenza se non per lo stretto necessario.


TENET magazine

diretto da Giulietta Bandiera

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